Il laghetto-cava è una "invenzione" piuttosto recente: nasce, infatti, nel secondo dopoguerra, quando le fosse scavate dalle cave di ghiaia utilizzata per la ricostruzione vennero lasciate colme delle loro acque sorgive.
In quelle acque furono immessi poi dei pesci, trote in particolare. L’azione della natura fece quindi il suo corso: le rive di questi invasi artificiali si ricoprirono di vegetazione e molti persero l'aspetto di "fosso" che avevano in origine. Oggi sono molti i laghetti di questo tipo in cui migliaia di pescatori trovano la possibilità di esercitare la propria passione.
Senza dubbio, la pesca alla trota ha un'ampia diffusione nei sempre più numerosi laghetti, ma anche piccoli laghi naturali nei quali si può praticare con successo la pesca a striscio. La trota, preda principale della pesca a striscio, può trovarsi a qualunque profondità, a seconda soprattutto della stagione. Ne consegue perciò che diverse dovranno essere le tecniche da adottare e ciascuna di loro richiede appropriate attrezzature. Questa è una cosa che ben sanno i garisti, i quali si circondano di numerosi attrezzi tra cui scegliere quello giusto.
Analizziamo adesso gli strumenti, le tecniche e i luoghi più adatti per avere successo nella pesca a trote.
Le canne più indicate sono quelle corte, di carbonio molto flessibili, perché permettono di utilizzare tecniche diverse. Da non dimenticare, le girelle doppie o triple che servono a non fare attorcigliare il filo e permettono all’esca di girare su sé stessa con un movimento che stimola l’istinto predatorio del pesce. Particolare attenzione deve essere posta nella scelta dell’amo. Infine il galleggiante, il cui peso deve superare di pochi grammi il peso dei piombi, dell’amo e dell’esca insieme.







